BOOKS

4 Commenti »

  sparperetor wrote @

Oddio no vi prego

  elio5 wrote @

Emile e’ una guida all’insegnamento a cura di Rousseau, e contemporaneamente uno studio psocologico dell’essere umano, specialmente durante la sua crescita. Emile ha una mente indipendente che Rousseau adopera per esprimere i suoi ideali politici e filosofici, dalla critica verso la monarchia fino alla ricerca dell’umilta’. Per Emile la violenza non e’ altro che un segno di debolezza. Rousseau spiega che il ragazzo deve imparare le dure lezioni della vita in un metodo piu’ lieve, ma le deve imparare da solo, e gli errori devono essere accettati. Per Rousseau e’ necessario che Emile sappia interagire con la societa’ nonostante la sua giovane eta’ e nonostante lo stato tenga ad ostacolare la crescita dei giovani, non coinvolgendoli nella societa’.

  lilygrace17 wrote @

ragazzi, sarebbe bene specificare prima il nome dell’opera e l’autore, per poi darci dentro con la recensione o le impressioni o quello che vi pare… perchè se no creiamo confusione… da adesso facciamo cosi, sarà più ordinato!

  bicia68 wrote @

IL SOGNO EUROPEO
Di
JEREMY RIFKIN

“Ragazzo mio, ricorda sempre che il successo nella vita dipende per il 99% dall’impegno e solo per l’1% dal talento,e non dimenticare che nessuno ti regalerà mai il successo, o ti darà qualcosa per niente .Puoi contare solo su te stesso”.

Jeremy Rifkin, economista, attivista e scrittore statunitense, nel suo celebre saggio economico “Il sogno europeo” confessa le parole che il padre gli ripeteva ogni sera prima di andare a letto. Parole dure, forti, reali che racchiudono in loro stesse l’essenza di quello che fino a poco tempo fa era il tanto agognato (dagli europei) e protetto ( dai legittimi proprietari) “sogno americano”.
L’america, luogo del tutto è possibile, della ricchezza fai da te, dello splendore, del lusso, delle contestazioni, patria del rock ‘n’ roll come della ricerca scientifica all’avanguardia, la cattolicissima america degli imprenditori panciuti che sfrecciano sulle road con cadillac nuove di zecca…si insomma, l’America come la vediamo nei film.
Ma in realtà noi Europei ci teniamo a rimanere con i piedi ben saldi per terra e allora abbiamo sempre desiderato l’America ma con un velo di diffidenza e così mentre il sogno americano svanisce a causa della degenerazione tipica di ogni ciclo storico compare nel cielo il nascente astro del sogno europeo.
“Mentre il sogno americano è indissolubilmente legato all’amore per la terra natia e al patriottismo; il sogno europeo è più cosmopolita e meno territoriale”.
E’ esattamente questa differenza culturale e sociale che rende incolmabile la distanza tra sogno europeo e sogno americano.
Gli Americani hanno bisogno di ricchezza, ricchezza che un tempo era compagna di lavoro ed impegno (“puoi contare solo su te stesso”) ma che nel XXI secolo è divenuta simbolo della filosofia: è possibile essere ricchi e vivere in completa tranquillità anche senza lavorare, perchè siamo in America, la terra dove tutto è concesso con il minimo sforzo. Da qui la degenerazione dell’ American Dream, che ora come ora partorisce individui egoisti, senza un minimo interesse per la questione ambientale, che si affidano solo ed unicamente a Dio ( e non alle proprie capacità) e, ciò che è peggio, estremamente devoti al loro sogno americano che, stando così le cose, non esiste più.
Compare invece all’orizzonte il timido sogno europeo.
Ed è proprio su di lui che noi europei facciamo affidamento, noi europei non puntiamo all’accumulo di ricchezze per poter dominare il mondo,il nostro obiettivo è lo sviluppo sostenibile, la qualità della vita e l’interdipendenza e tutti possono collaborare, far sì che il sogno diventi realtà.
“Il sogno europeo è, per sua natura, più espansivo e sistematico, quindi più orientato al benessere complessivo del pianeta”.
Ciò non significa che l’Europa sia il giardino dell’Eden e l’America il serpente tentatore, che L’Europa sia l’esempio virtuoso e l’America quello negativo.
Il punto è che l’America con la sua autoreferenzialità si è chiusa a riccio su se stessa, invece l’Europa ha pensato bene di garantire possibilità di crescita e realizzazione a tutti, minoranze e non, nel rispetto dell’ecosistema. Una formula logica e cristallina ma di difficile applicazione pratica. Pochi sono gli stati europei decisi a convertirsi al sogno europeo, e quei poco incorrono in non poche difficoltà ideologiche e tecniche.
Fino agli anni sessanta in America esisteva ancora il mito della frontiera, mito crollato inesorabilmente con il fallimento del sogno americano. Infatti tutti coloro in ricerca disperata di un futuro migliore pensavano al Nuovo Mondo come ad una sorta di terra del riscatto, come un modo per giungere al successo.
Tuttavia con la discesa del “MITO AMERICA” e l’apogeo del nuovo sogno, quello europeo per l’appunto, tutti coloro in cerca di migliori condizioni economiche, culturali, politiche e vitali pensano non più a New York bensì al nuovo “MITO EUROPA”.


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