William Willinghton

…”c’è qualcosa nella morte che ricorda l’amore”

William Willinghton nasce nel 1978 e già all’età di 12 anni (praticamente quando io disegnavo ancora esserini rachitici sessualmente ambigui) inizia a lavorare presso un piccolo studio fotografico come stampatore e fotografo.

Attualmente è insegnate di tecniche di fotoreportage proprio in Italia, presso la Cattolica di Milano.

Seguono qui alcuni dei suoi scatti appartenenti alla raccolta  “Spoon river, ciao“, testo commentato da un talento tutto italiano, Fernanda Pivano. Non si tratta di semplici fotografie, è un reportage fantastico che racconta per immagini la bellezza poetica di Spoon river, foto che lasciano l’amaro in bocca, tristi, nostalgiche. Lo stesso fotografo definisce la città “un luogo dell’anima, un luogo dei sogni, dei silenzi, un luogo dove la realtà diventa sogno e il sogno realtà”.

Sono immagini di morte, di solitudine, non c’è paura, è una sensazione di infinito che si ha nell’osservare il cimitero, una foto che con il suo immortale silenzio è capace di raccontare i versi di Edgar Lee Masters, che ci fa ascoltare la voce calda di Fabrizio De Andrè. E’ l’arte creata per lo scemo del villaggio, per il giudice risentito, per l’ottico eccentrico, per il suonatore Jones, per l’umanità intera, dove tutto è affascinante perchè plasmato dalla semplicità del genio.

Ho voluto quindi farvi conoscere uno dei tre esploratori di Spoon river, un fotografo che non vuole essere “una barca che anela al mare, eppure lo teme”.

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